Nel mercato dello sviluppo legato all'intelligenza artificiale, per anni la parola più usata è stata "automazione". Funzionava come etichetta, era immediata, e non era nemmeno falsa. Ma descriveva bene solo la parte più superficiale di quello che oggi è possibile costruire, e lasciava fuori quella più importante, la parte in cui un sistema non si limita a ripetere un'azione al posto tuo, ma entra in un processo, ci ragiona dentro, e lo porta avanti fino a un risultato che prima richiedeva la tua attenzione diretta.
È la differenza tra un meccanismo e un agente. Un meccanismo esegue lo stesso passaggio ogni volta che viene attivato, e vale quanto la regola che qualcuno ha scritto per lui: se la situazione cambia anche di poco, si blocca o sbaglia, perché non ha modo di capire cosa sta succedendo, solo di eseguire. Un agente, invece, si muove dentro un contesto reale, con le sue eccezioni e le sue variabili, e prende decisioni lungo il percorso, non solo all'inizio quando qualcuno lo configura.
Questa differenza sembra tecnica, ma nella pratica di chi lavora ogni giorno con clienti, pratiche e scadenze si sente eccome, ed è per questo che abbiamo deciso di essere espliciti a riguardo invece di lasciare che la parola "AI" facesse da ombrello per tutto, indistintamente.
Il lavoro che conta di più è quello che sta intorno al mestiere
Chi ci scrive raramente vuole essere sostituito nel proprio mestiere, e non lo cerchiamo nemmeno noi: un avvocato non vuole che qualcun altro, umano o software, prenda le decisioni al posto suo su un caso che ha studiato per anni, così come un fotografo non vuole che il proprio sguardo venga replicato da un algoritmo, o un orafo non vuole che il proprio gesto tecnico venga simulato invece che eseguito con le mani.
Quello che invece chiedono quasi tutti, in forme diverse, è di non perdere tempo ed energia in tutto quello che sta intorno al mestiere e che il mestiere da solo non basta a coprire: preparare un ragionamento solido su un caso complesso prima ancora di potersi sedere a scriverlo, restare presenti in agenda e comunicazione anche nei momenti in cui fisicamente non si può esserci, raccontare un lavoro fatto con le mani in un modo che chi lo riceve possa davvero apprezzare, invece di vederne solo il prezzo.
Questo è il terreno in cui costruiamo i nostri agenti. Non decidiamo al posto di chi lavora, ci prendiamo cura di tutto quello che gli sta intorno.
Perché "oltre l'automazione" non è solo uno slogan
Diciamo che siamo oltre l'automazione non per posizionarci in modo diverso a parole, ma perché il modo in cui progettiamo un sistema parte da un presupposto diverso fin dal primo giorno. Non chiediamo "quale passaggio possiamo far fare a una macchina invece che a una persona", chiediamo "dove si perde davvero tempo, cosa richiede un giudizio che oggi nessuno ha il tempo di dare con calma, e cosa deve restare comunque sotto il controllo di chi lo usa".
Sono due domande diverse, e portano a due tipi di sistemi diversi. La prima porta a strumenti che fanno risparmiare qualche minuto su un compito ripetitivo, utili ma limitati. La seconda porta ad agenti che entrano in un processo intero, dall'inizio al risultato, restando comunque governabili da chi ne ha la responsabilità reale.
Il controllo umano, in questo secondo modo di lavorare, non è un limite che aggiungiamo per prudenza dopo aver costruito il sistema. È una condizione che facciamo entrare nel progetto fin dall'inizio, insieme al dominio e al contesto specifico in cui quel sistema dovrà vivere, prima ancora di scrivere la prima riga di codice.
Cosa significa in pratica
Non è un articolo pensato per convincerti con un'affermazione sola, ma per dirti con chiarezza da dove partiamo, così che quando guardi quello che costruiamo tu possa riconoscere lo stesso filo in ogni progetto: un caso legale che nessun software dovrebbe risolvere da solo, ma che può essere preparato con un ragionamento più solido di quello che il tempo a disposizione permetterebbe altrimenti; un'agenda e una comunicazione che non si fermano quando chi le gestisce è impegnato altrove; una storia che racconta un lavoro fatto a mano invece di lasciarlo ridotto a un numero su un listino.
Questo è il terreno in cui ci muoviamo. Non lo chiamiamo più automazione, perché non lo è più da tempo.